Le patologie del nostro secolo come le malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità, la patologia cariosa e la malattia parodontale rappresentano dei veri e propri fardelli della sanità mondiale sia dal punto di vista biologico che dal punto di vista economico. Sono patologie legate allo stile di vita e al comportamento individuale, per lo più prevedibili e prevenibili. L’approccio vien da sé che dev’essere di tipo bio-psicologico, non solo biologico.

L’igienista dentale è l’operatore sanitario che si occupa di prevenzione in senso lato. 

La nostra vera missione è quella di migliorare la salute orale dei pazienti, la prevenzione delle patologie orali e sistemiche attraverso la modifica degli stili di vita e degli errati comportamenti. 

Per esercitare a pieno le potenzialità della professione è richiesto un ampio ventaglio di nozioni e competenze, che trascendono le mere conoscenze in materia oro-buccale. 

E’ fondamentale avere un’infarinatura di medicina generale, uno spirito investigativo, un atteggiamento proattivo nei confronti del paziente, essere psicologi e bravi comunicatori.

normative sbiancamentiTante mansioni per una singola figura eppure è ciò di cui l’igienista dentale competente si deve occupare.

Ovviamente lungi dal voler sostituire le altre figure professionali sanitarie: il possederne una formazione base aiuta notevolmente al raggiungimento degli obiettivi e facilita il lavoro di prevenzione. 

La prestazione pratica in sé è un mezzo per ottenere degli outcomes surrogati (i.e. riduzione pd, bop, guadagno di cal), ma l’aspetto fondamentale della nostra professione è la relazione con il paziente, altrimenti tutti i nostri trattamenti, per quanto perfetti e precisi siano, saranno fini a se stessi.

L’igienista dentale 2.0 è un capace stratega in grado di insegnare e di comunicare, di tenere alta la motivazione, di condurre il paziente al raggiungimento di determinati obiettivi salutari e di contribuire a ridurre l’impatto opprimente dei fardelli sanitari.

Si occupa quindi di fare counseling, ossia instaura un’attività relazionale, finalizzata a orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità dei pazienti momentaneamente in difficoltà. Promuove atteggiamenti attivi verso soluzioni possibili di una problematica, aiuta a prendere decisioni con lo scopo fondamentale di sviluppare l’autonomia della persona, che viene messa nelle condizioni di attuare scelte consapevoli e appropriate.

Fondamentale è l’accettazione del paziente, ossia il clinico accetta i pensieri e i comportamenti dell’assistito in maniera incondizionata e ascolta attivamente, senza mettere in atto pregiudizi. 

L’impiego di un questionario motivazionale può essere utile per rinforzare la nostra consulenza e aumentare le probabilità di modifiche comportamentali.

Gli elementi fondamentali del questionario motivazionale sono essenzialmente tre:

  1. Collaborazione: il professionista collabora con il paziente, è dalla sua parte. Si crea una squadra con un’obiettivo comune. O si perde o si vince insieme.
  2. Evocazione: il clinico deve evocare la motivazione interna del paziente. Indagare quali sono i suoi valori e le sue convinzioni per dare un significato tangibile al cambiamento.
  3. Autonomia: il paziente deve essere responsabilizzato e gli deve essere garantita la libertà di poter intraprendere le proprie scelte. Il presupposto base infatti è che tutti hanno la capacità di autodeterminazione, utile a determinare il proprio comportamento per migliorarlo; bisogna solo dar loro i mezzi e gli strumenti necessari.

Affinché ci sia un’apertura e una ricettività maggiore del paziente è consigliabile:

  • porre domande aperte che invitano alla collaborazione, alla riflessione e allo sforzo. I’assistito ha così un ruolo attivo nella relazione e inoltre l’osservazione di tutti i suoi elementi verbali e non aiuta a capire meglio quale tipo di persona abbiamo di fronte e di conseguenza come affrontarla.
  • Rassicurare il paziente: riconoscere i suoi punti forza e apprezzarne l’onestà. Non giova né al rapporto né al raggiungimento dell’obiettivo porci in maniera ostile o sottolineare le sue debolezze.
  • Rispecchiare ciò che il paziente sta comunicando, ossia un sincero sforzo di capire la sua prospettiva, cogliendo il significato fondamentale delle sue parole, esprimendo un’osservazione o un commento che trasmette intendimento.
  • Riassumere quando detto dal paziente dimostra interesse, comprensione e coinvolge l’elaborazione dei pensieri da parte dell’assistito sul cambiamento accennati durante la seduta.

Attuando il questionario motivazionale i principi base da seguire sono: 

Esprimere empatia, aspetto fondamentale per ottenere una compliance proficua.

Sviluppare il tema dell’incongruenza: analizzare l’attuale condotta del paziente in discrepanza con i suoi obiettivi o valori. Per semplificare le modifiche comportamentali è importante renderlo consapevole e responsabile del suo attuale stato di salute.

Roll with resistance: non cercare di modificare sin da subito tutto, ma assecondare l’assistito con i suoi tempi. Evitare di discutere. È probabile i che i pazienti resistano al cambiamento. Assecondando la loro resistenza serve a disperdere l’energia negativa e a consentire loro di riflettere sul potenziale che un cambiamento positivo potrebbe avere nella loro vita.

Supportare l’auto-efficacia: cercare di aumentare l’ottimismo e la fiducia del cambiamento nel paziente. Il supporto del cambiamento avviene tramite l’incoraggiamento alla risoluzione del problema, offrendo una serie di strategie o opzioni e pianificando gli step necessari al cambiamento.

Ad ogni appuntamento è opportuno un breve intervento motivazionale di 5-15 minuti utile al paziente nel suo percorso di modifica comportamentale. In questo modo, oltre a rafforzare il rapporto tra il clinico e l’assistito, aumenta la consapevolezza delle problematiche di salute. L’effetto cumulativo nel tempo di questi richiami conduce al cambiamento.

Si evince come un approccio multidisciplinare al paziente, le capacità di counseling e di comunicazione, il continuo aggiornamento e studio sono aspetti indispensabili per svolgere la professione di igienista dentale 2.0, promotore della salute.

Dott.ssa Sabina Pavelkovà – Igienista Dentale

BIBLIOGRAFIA:

1.Global health estimates 2016: deaths by cause, age, sex, by country and by region, 2000-2016. Geneva. World Health Organisation; 2018.

2.www.oralhealthplatform.eu

3.www.who.int/news-room/fact-sheets

4.Health behavior change in the dental practice Christoph A. Ramseier, Jean E. Suvan Wiley-Blackwell, 2010

5.Enciclopedia Treccani, Dizionario di Medicina

6.Statuto SidP. “Progetto stili di vita” e “Progetto Periomedicine”

7.The necessary and sufficient conditions of therapeutic personality change Rogers CR Psychotherapy (Chic), 2007; 44(3):240-8.

Dott.ssa Sabina Pavelkovà laureata in Igiene Dentale presso la Dental School di Torino a novembre 2011. Socio SIdP, AIDI e IDEA. Svolgo la libera professione ad Aosta e dintorni. Igienista dentale caleidoscopica, seguo continuamente corsi di aggiornamento con diverse tematiche per apprendere quanto più possibile sul mondo dell’Igiene Dentale e non solo. Nel 2018 ho seguito il corso teorico-pratico del prof. Zucchelli e il corso annuale del dottor Ghezzi “malattie da biofilm”. Nel 2020 ho seguito il corso di cariologia del dottor Sammarco. Da poco più di un anno ho creato una pagina social su Instagram e Facebook in cui condivido nozioni per un sorriso sano e una vita smagliante e per diffondere l’importanza della prevenzione.
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