Immaginate di poter partire con la vostra divisa da igienista dentale nel bagaglio a mano: direzione Bosnia.

Era maggio 2015 ed iniziava la nostra prima avventura a bordo di un minivan carico di spazzolini e dentifrici destinati ai piccoli pazienti disabili che avremmo visitato nella città di Mostar. In 4 giorni di full immersion ci siamo ritrovate di fronte a persone con cultura, lingua ed abitudini igieniche ed alimentari diverse dalle nostre. Bambini, donne e uomini fragili, disabili non integrati nella società, famiglie con storie di abbandoni o violenze.

Vi chiederete a questo punto come si è svolto il nostro lavoro?

Armate di sorrisi, provavamo a salutare in lingua locale sbagliando sovente accento ed aiutandoci con il linguaggio dei gesti. Accoglievamo le prime visite e spesso, se avevamo tempo, facevamo subito istruzione e motivazione all’igiene orale tramite schede grafiche con disegni sullo spazzolamento dentale e con consigli alimentari. In qualche occasione con i pazienti più collaboranti abbiamo eseguito igiene professionale manuale o meccanica usando un ablatore munito di aspiratore portatile.

Il resto dei pazienti era programmato in agenda e gli interventi venivano eseguiti in anestesia generale: si trattava per lo più di bonifiche, estrazioni di denti non recuperabili, endodonzia di incisivi per preservare l’estetica, otturazioni per lo più in amalgama. Il nostro ruolo in questo caso era quello di assistere ed istruire e motivare la famiglia dei pazienti nel momento delle dimissioni. In questo progetto il dato importante era quello di riuscire a formare il personale locale: pochi sanitari sono interessati al volontariato e ad assistere pazienti fragili, e lo scopo è quello di renderli autonomi in un ipotetico laboratorio quotidiano. 

Questa è stata la nostra prima esperienza in collaborazione con il COI, ONLUS  con sede presso l’Università degli Studi di Torino, ed essendoci appassionate ai loro progetti abbiamo deciso di iscriverci al Master universitario di primo livello in “Salute Orale nelle comunità svantaggiate nei paesi a basso reddito”.  

Siamo ritornate una seconda volta a Mostar e ci ha fatto molto piacere sapere che una dottoressa stava avviando il servizio più frequentemente senza aspettare la nostra presenza. La successiva esperienza in Romania è stata invece diversa data la mancanza di personale locale. Abbiamo cercato di dare molta importanza all’istruzione e motivazione, sia verso i piccoli pazienti (orfani o abbandonati), sia verso le giovani donne (sole o vittime di violenza).

Per la nostra tesi di Master abbiamo visto nascere il progetto pilota dedicato ai minori residenti nelle comunità affido della città di Torino, che abbiamo poi continuato a supportare e che con gli anni si è affermato ed espanso ad altre strutture. L’obiettivo è quello di migliorare la qualità di vita di questi bambini e ragazzi, partendo dalla formazione degli educatori per poi realizzare lezioni frontali e pratiche all’interno delle comunità. Abbiamo utilizzato il materiale scaricabile gratuitamente dal portale del ministero della salute per far apprendere ai bambini alcune nozioni di base.

La parte pratica prevedeva la somministrazione della pastiglietta rivelatrice di placca, fondamentale per coinvolgerli e “sconvolgerli”. Prima di lasciare la comunità avveniva la visita di screening per intercettare i bisogni odontoiatrici: per sedute di igiene, sigillatura e fluoroprofilassi si fissavano appuntamenti presso il riunito nella sede del COI, il resto delle cure necessarie veniva dirottato alle strutture partner del Coordinamento.

Un altro progetto COI con il quale abbiamo collaborato è XMING, rivolto ai minori della cintura sud di Torino, che prevede momenti ludico-formativi nei laboratori, scuole di infanzia e asili nido. Data l’impossibilità di eseguire le attività dal vivo durante il primo lockdown per Covid-19 abbiamo sfruttato la via telematica creando dei brevi video di educazione orale visibili sulle pagine facebook e youtube del COI.

Citiamo inoltre i progetti rivolti ai bambini delle elementari che prevedono interventi di promozione della salute orale nelle classi e gli incontri rivolti alle donne migranti sul tema della salute materna infantile e sulla tutela della salute orale.

Vedere i ragazzi delle comunità migliorare di anno in anno, i bambini dalla materna alle elementari mostrarsi interessati e curiosi a queste tematiche sono stimoli per noi professionisti e crediamo molto in questi progetti per dare un senso umanitario ancora più concreto al nostro lavoro. 

Sono esperienze aperte a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco: è sempre il nostro lavoro, solo a qualche chilometro di distanza dal comodo studio vicino a casa.

NOI IGIENISTI DENTALI SIAMO UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA PREVENZIONE e grazie a queste iniziative riusciamo ad agire in modo più capillare nella società: la salute è anche conoscenza e purtroppo non tutti hanno la possibilità e le risorse economiche per essere seguiti in tale ambito. 

Dott.ssa Sara Moressa –  Igienista Dentale

Dott.ssa Alma Grandinetti – Igienista Dentale