La sindrome di Down (SD) è un’anomalia di origine cromosomica che presenta caratteristiche cliniche tipiche quali: bassa statura, lingua sporgente, brachicefalia (crescita del cranio dove la larghezza prevale sulla lunghezza), osso etmoide retratto ed altri segni clinici tipici.

È stata descritta per la prima volta dal medico inglese Jhon Longdon Down da cui questa patologia prende il nome.

La sindrome presenta geneticamente un corredo cromosomico di tutte le cellule e di un cromosoma soprannumerario della coppia 21 da cui il nome Trisomia 21. Questa patologia colpisce circa 1 su 700/800 nati vivi, studi epidemiologici confermano come in parte la causa di questa sindrome è strettamente correlata all’età materna avanzata.

L’incidenza di questa sindrome risulta essere molto variabile in base a fattori come etnia e soggettività degli studi, ma comunque è sempre presente l’elemento età materna.
È stato riscontrato attraverso studi epidemiologici, che la maggior parte dei pazienti affetti da sindrome di Down ha un’elevata incidenza di malattie parodontali, nosologicamente suddivise in gengivite e parodontite.

Malattia parodontale e malattia cariosa

L’elevata incidenza è data dalla presenza di livelli più alti di patogeni parodontali inoltre altri fattori favorenti sono l’ipotonicità muscolare con conseguente lassità articolare dento-alveolare, mancanza di comprensione delle esigenze d’igiene orale ed alterazione della destrezza.

La prevalenza della malattia parodontale negli adolescenti con SD è di c.a. 30% – 40% di conseguenza molti di loro perdono i denti anteriori permanenti durante questa fase di crescita. Altro fenomeno riscontrato nel cavo orale di pazienti con SD è la carie dentale; la maggioranza della letteratura e delle ricerche scientifiche descrive una bassa prevalenza di carie, sia nella dentizione primaria che permanente.

Tuttavia, alcuni studi hanno riportato tassi di carie simile tra malati di SD e bambini sani. I risultati sono in conflitto e questo potrebbe essere attribuito ai disegni di studio inappropriati. Il rischio ridotto di presenza di malattia cariosa è dato da fattori quali: modello eruttivo, (eruzione dentale ritardata quindi meno tempo per essere esposti a fattori cariogeni), bruxismo (i denti sono più lisci e hanno una profondità ridotta in modo che i detriti non si accumulino facilmente e le superfici si auto-puliscano), ipodontia (che crea spazio tra i denti) e microdontia (gli spazi presenti tra i denti sono ampi e la possibilità di Iintercettarie le lesioni cariose è più facile).

Le anomalie del cavo orale nel paziente Trisomia 21

normative sbiancamentiPer quanto riguarda le anomalie del cavo orale riscontrate nella Trisomia 21, queste interessano sia la dentizione decidua che permanente e vanno a rappresentare le più frequenti manifestazioni orali in ambito odontostomatologico: abbiamo quelle di numero che si suddividono in IPODONTIA e OLIGODONTIA e quelle di forma che si suddividono in TAURODONTISMO E MICRODONZIA.

Anomalie di numero

L’IPODONTIA ossia una condizione nella quale risultano mancanti alcuni elementi dentari, ma comunque è presente un numero di elementi superiore alla metà del numero normale. I denti permanenti maggiormente colpiti sono: molari sup. e inf. , secondi premolari ed incisivi laterali superiori. Questa condizione è presente nel 50% dei soggetti Down.
L’OLIGODONTIA è sempre un’anomalia in cui il paziente manca di elementi dentali ma risulta essere un disturbo ereditario caratterizzato da agenesia di più di 6 elementi decidui o permanenti esclusi i denti del giudizio.

Si evidenziano anche:

  • anomalie di ritardo nell’eruzione dentale riscontrate nei neonati al momento dell’e
  • anomalie di posizione, come la trasposizione dentaria, riscontrata nel 15% dei casi, che interessa prevalentemente canini e primi premolari mandibolari.

Anomalie di forma

Le anomalie di forma e di volume si suddividono in: TAURODONTISMO e MICRODONZIA. La prima è caratterizzata da denti con corone ampie e radici corte, mentre la seconda è caratterizzata da corone coniche, corte e piccole.

Inoltre i pazienti con SD presentano il fenomeno del bruxsismo, anomalia presente anche in pazienti sani, che consiste nell’atto involontario di serramento e digrignamento non finalizzato ad alcuno scopo.

Sulla base del suddetto, l’approccio terapeutico iniziale dovrebbe essere lo stesso per i pazienti con SD come per la popolazione generale con una chiara enfasi sulla prevenzione. Le modifiche devono essere necessarie solo quando le difficoltà comportamentali impediscono ai pazienti di ricevere il trattamento ottimale.

Profilassi: i requisiti dell’igienista dentale

Per quanto riguarda la profilassi da adottare per i pazienti affetti da Trisomia 21, questa deve consistere nel costante controllo eseguito dall’ igienista dentale figura che deve possedere requisiti personali importanti come ad esempio: assoluta calma e pazienza, gentilezza, controllo emotivo, consapevolezza e conoscenza del grado di handicap e altre.

La prestazione dell’igienista deve essere una forma di “tender loving care”, espressione anglosassone con la quale si intende il saper curare con amorevole tenerezza, ma con fermezza e chiarezza degli obiettivi.

Un eccessivo coinvolgimento emotivo da parte dell’operatore è sicuramente limitante e annullante, al punto da vanificare l’approccio.
Uno degli obiettivi fondamentali per l’igienista dentale, quando ha di fronte un paziente affetto da Trisomia 21, è quello di entrare nella sua psiche come educatore per motivare sia lui ma anche colui che se ne occupa (caregivers). L’igienista non deve fuggire di fronte alle reazioni aggressive, se pure difensive, che spesso manifestano i pazienti con ritardo mentale grave.

“Controllo emotivo” significa anche essere preparati a reazioni inaspettate e saperle affrontare.

Generalmente il trattamento dentale viene chiesto più tardi del previsto, perché la famiglia è sommersa da una serie di impegni per problemi medici considerati più importanti per la salute del paziente; proprio per questo motivo obiettivo importantissimo è l’assistenza preventiva con lo scopo di anticipare le malattie anziché arrivare a curare i sintomi.

I tre livelli dell’assistenza preventiva

Abbiamo tre livelli di assistenza preventiva: primaria, secondaria e terziaria, andremo ad approfondire le prime due che interessano la figura dell’igienista dentale, poiché quando siamo in una situazione di prevenzione terziaria, la figura che interviene è l’odontoiatra.

L’obiettivo della prevenzione primaria per pazienti special needs, è l’individuazione di una strategia terapeutica personalizzata. Per quanto riguarda la prevenzione secondaria l’obiettivo principale è l’individuazione precoce della malattia attraverso controlli periodici ravvicinati per favorire la riabilitazione all’igiene orale domiciliare.

Soggetti affetti da disabilità fisiche e/o psichiche presentano, rispetto alla popolazione con anamnesi medica negativa, un rischio di sviluppare patologie del cavo orale maggiore. In particolare, i pazienti affetti da sindrome di Down presentano varie patologie orali, influenzate dalle complicanze che la patologia crea a livello di tutto il corpo.

 

Dott.ssa Federica Valerio – Igienista dentale

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federica Valerio Igienista dentaleDott.ssa Federica Valerio
Laureata nella triennale di Igiene dentale presso l’università degli studi “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara.
Laurea magistrale cum laude in Scienze delle professioni sanitarie tecniche assistenziali presso l’università degli studi dell’Aquila.Lavora come libera professionista in Abruzzo provincia dell’ Aquila.
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