Il rientro al lavoro in epoca “Covid” ha comportato sostanziali cambiamenti sia per i pazienti che per gli stessi operatori.

In questo breve trattato vogliamo analizzare i cambiamenti inerenti l’aspetto psicologico-emotivo che ogni giorno tutti noi dovremo affrontare da ora in poi.

Nel Maggio 2019, esattamente 1 anno fa, il “Burn-out” venne riconosciuto come “sindrome” in occasione della seconda revisione dell’ICD (International Classification of Diseases).

L’OMS lo definisce come un “fenomeno occupazionale derivante da uno stress cronico mal gestito.

“Burn-out” in effetti significa letteralmente “esaurimento” o “crollo emotivo” in grado di condurre ad un progressivo disamoramento nell’impegno sul lavoro. Pertanto il professionista arriva al punto di  sentirsi  insoddisfatto e prostrato dalla routine quotidiana, dai ritmi intensi e dal grande investimento di energia che lo portano al logoramento psico-fisico.

Tale sindrome venne inizialmente associata alle professioni sanitarie che implicano le maggiori relazioni interpersonali (c.d. Professioni d’Aiuto).

Tra i primi ad osservare questo fenomeno citiamo H. Freudemberger nel 1970 e soprattutto C.Maslach  e M.Leiter che, in studi successivi, hanno elaborato un modello che si focalizza sul grado di adattamento o disadattamento tra persone e lavoro.

Secondo questi autori il Burnout viene ridefinito come una erosione dall’impegno nel lavoro.

Ecco perché c’è bisogno di maggiore energia ed efficacia in un momento come questo in cui siamo disorientati su troppi fronti.

Con l’avvento del Covid19 il personale sanitario si è trovato a dover fronteggiare in primis una situazione estremamente stressante e complessa, mettendo a rischio la propria salute non solo fisica ma anche emotiva e psicologica.

Tutti noi abbiamo pertanto subìto questo stress a causa di una situazione  anomala che ci ha colpiti in maniera improvvisa e ci ha costretti a modificare molte delle nostre abitudini:

problemi quali, la paura del virus correlata al rischio di potersi ammalare, l’obbligo del distanziamento sociale e il ridotto apporto economico conseguente. Pensiamo anche, per quanto ci riguarda, al triage prima telefonico poi fatto in studio con misurazione della temperatura o al planning degli appuntamenti che richiedono tempi più lunghi per permettere un’adeguata sanificazione , al flusso e distanziamento nella sala d’attesa e infine ai  dispositivi in più che dobbiamo utilizzare.

Questi sono tutti aspetti che hanno lasciato un segno, avvicinandoci pericolosamente ad un rischio di Burn-out. 

Il nostro lavoro oltre che per la parte meccanica e di strumentazione è fatto anche di rapporto “ad personam” con il paziente che dobbiamo aiutare e supportare; quindi diventa fondamentale evitare di incorrere nel temuto Barnout.

Ecco alcuni consigli per riconoscerne i segnali ed eventuali rimedi.        

I 10 segnali del pre-Burn-out 

1. Sentirsi emotivamente aridi o esauriti 

2. Soffrire di nausea senza spiegazione

3. Non riuscire a prendere sonno facilmente

4. Non superare rapidamente malattie comuni come il raffreddore

5. Sentirsi alienati dai colleghi e/o dai capi

6. Sentirsi costantemente sottovalutati o contestati

7. Avere la sensazione di non riuscire a dare il meglio di se stessi

8. Dimostrarsi assenti, distratti sul lavoro

9. Commettere errori anche banali

10. Diventare progressivamente aggressivi anche con persone con cui generalmente andiamo d’accordo.

segnali pre burn out

Spesso si aggiungono anche stanchezza, senso di spossatezza, disordini intestinali, capogiri, oppressione toracica e dolori diffusi.  

Per quanto detto fino ad ora dovremmo pertanto evitare di avere in studio ritmi eccessivamente incalzanti, diminuendo  il numero di pazienti da trattare nell’arco della giornata e cercando di dedicare loro maggior tempo col risultato di ridurre contemporaneamente anche il loro aumentato stato di stress; lavorare quindi  in  un ambiente il più possibile tranquillo.

Inoltre, per poterci sentire sempre più ricettivi e rilassati, occorre dedicare maggiore attenzione anche al nostro privato cercando di trovare più tempo e spazio per noi stessi. 

I 10 possibili rimedi per non incorrere nel Burn-out

1. Praticare attività sportiva

2. Assumere un’alimentazione sana ed equilibrata (ricca di vitamine e        antiossidanti )

3. Mangiare lentamente 

4. Praticare attività rilassanti (yoga-meditazione)

5. Trascorrere più tempo all’aria aperta (passeggiate)

6. Gustare  un bel film

7. Leggere un buon libro

8. Rilassarsi con aroma terapia (o idromassaggio)

9. Ascoltare musica rilassante 

10. Ricavare spazi per progetti che ci appassionano

Dott.ssa Dea Lenzi – Dott.ssa Elena Lenzi Igieniste Dentali

Bibligrafia

H.Freudembeger : “Burn-out, the high cost of high achievement”, Bantam Books, 1980

C.Maslach : “La sindrome del Burn-out”, 1992

M.Leiter, C.Maslach : “Burn-out e organizzazione. Modificare i fattori strutturali della demotivazione al lavoro”, Erickson 2000

Dea Lenzi Igienista Dentale

Dott.ssa Dea Lenzi Diplomata con lode in igiene dentale nel 1997 presso l’Università degli studi di Siena. Laureata con lode in igiene dentale nel 2006 presso l’Università degli studi di Genova. Ha svolto attività didattiche formative di prevenzione in scuole primarie e secondarie. Socio attivo SIdP da diversi anni. Lavora come libero professionista dal 1997 svolgendo la sua attività prevalentemente su pazienti con malattia parodontale.

Igienista Dentale Elena Lenzi

Dott.ssa Elena Lenzi Diplomata con lode in igiene dentale presso l’Università degli studi di Siena nel 1995. Consegue laurea in igiene dentale presso l’Università degli studi di Genova nel 2006. Consegue un master in igiene orale  presso la Forsyth University di Boston nel 1996. Socio attivo SIdP da  diversi anni. Coordinatrice generale del progetto Study Club igienisti dentali anno 2018. Coordinatrice generale del progetto Study Club igienisti dentali anno 2019. Lavora in libera professione dal 1995. Collabora presso lo studio del Dott. F. Cairo dal 2008.