Una discussione ricorrente sui social di questi ultimi giorni, forse per l’avvicinarsi dell’ipotetico rientro lavorativo, verte intorno alla necessità di essere dotati dei corretti DPI e di chi sia la responsabilità nel fornirli all’interno dello studio dentistico.

Leggendo le conversazioni, anche animate, sui vari gruppi di Facebook sono emerse le solite insofferenze tra odontoiatri e igienisti dentali che non rappresentano le realtà di tutti, ma certamente di molti.

Se da una parte gli odontoiatri non vogliono lasciarci autonomia e ci accusano di abuso di professione quando apriamo i nostri studi professionali, oggi molti sostengono che dobbiamo essere autonomi nel comprarci i dpi e che è giusto che ci vengano abbassate le percentuali di retribuzione perché “siamo tutti nella stessa barca”.

Non vogliamo generalizzare, ci sono moltissime realtà lavorative dove ci si rispetta e dove il nostro ruolo è riconosciuto e speriamo che queste realtà siano sempre di più.

Perchè questo avvenga, riteniamo che sia molto importante il nostro modo di porci all’interno dello studio. Dimostrarsi competenti, aggiornati e propositivi sono atteggiamenti che mettono in luce la nostra figura e smantellano la leggenda dei famigerati grattatartaro.

In questo periodo storico è necessario dimostrare le nostre competenze, siamo tutti attivissimi nel leggere ciò che Pubmed sta mettendo a disposizione gratuitamente sui protocolli di gestione dei pazienti nell’era del SARS-COV2 e ci stiamo attivando, sia a livello delle associazioni, che a livello dei CdA, per stilare i nostri protocolli, per capire come proteggerci e per dare il nostro contributo alla comunità scientifica.

Riteniamo che l’espressione “siamo tutti nella stessa barca” possa rappresentare una grande verità, oggi come ieri, e che possa essere una occasione per elevare la consapevolezza che gli odontoiatri hanno di noi.

I titolari di uno studio dentistico stanno vivendo settimane di grande tensione, paura del futuro, preoccupazione economica, come noi.

In questo contesto dove la preoccupazione economica ci accomuna fortemente è bene fare chiarezza:

i titolari dello studio dentistico sono tenuti a fornire i dpi, esattamente come lo erano fino a ieri. Questo vale per i dipendenti, così come per i collaboratori eccezion fatta per coloro che lavorano in autonomia o laddove ci siano accordi specifici differenti, come descritto nell’art 2, co 1 a) D.Lgs 81/80.

Data questa premessa fondamentale vi invitiamo ad una riflessione: perché non dotarci dei nostri dpi (anche solo mascherine e schermo) se questo può contribuire ad una ripresa più veloce delle nostre procedure?

CHI DEVE ACQUISTARE I DPI?

Certo, dipende dalle realtà lavorative, ma riteniamo che l’acquisto dei dpi da parte degli igienisti dentali possa essere preso in considerazione per vari motivi, fermo restando che ognuno di noi dovrà ragionare a seconda delle proprie possibilità (questi mesi di fermo stanno rappresentando un problema economico non indifferente):

1. come già anticipato, questo potrebbe rappresentare un accelerante nella ripresa del nostro lavoro

2. rappresenta una presa di coscienza dell’eccezionalità degli eventi che tutti stiamo vivendo

3. potrebbe aiutarci a far capire agli odontoiatri che siamo dotati di cervello pensante e che teniamo al nostro lavoro

4. i dpi sono spese scaricabili al 100% e vengono considerati come credito di imposta.

Cosa significa Credito di Imposta?

Lo abbiamo chiesto a Mauro Rizzoni, dottore commercialista e revisore dei conti di Bologna.

Allo scopo di incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, quale misura di contenimento del contagio del Coronavirus, l’art. 64 del DL 18/2020 ha previsto un credito d’imposta sulle spese di sanificazione sostenute nel 2020.

L’art. 30 del DL 23/2020 ha esteso l’ambito applicativo di tale credito d’imposta anche con riferimento all’acquisto di dispositivi di protezione individuale.

Sono agevolabili le spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro sostenute e documentate.
Sono altresì agevolabili le spese sostenute nell’anno 2020 per:

l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali, ad esempio, mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari;
l’acquisto e l’installazione di altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali, ad esempio, barriere e pannelli protettivi;
i detergenti mani e i disinfettanti.

Il credito d’imposta spetta:
nella misura del 50% delle suddette spese sostenute nel 2020, fino all’importo massimo di 20.000 euro per ciascun beneficiario;
nel limite complessivo di spesa previsto per l’agevolazione, fissato in 50 milioni di euro (questo significa che seguiranno istruzioni per poter accedere a tale agevolazione)

Ma quindi Dottor Rizzoni, in parole povere?

Poniamo che acquisterete 100 euro di dpi. 100 sono gli euro che potrete scaricare. Inoltre avrete un credito di 50 euro da utilizzare in f24.

Per quanto riguarda i regimi forfettari, che non scaricheranno l’acquisto, siamo in attesa di circolari chiarificatrici perchè stando al testo del decreto il credito di imposta potrebbe essere riconosciuto anche ad essi.

 

Redazione

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