L’adolescente non è un giovane adulto.

L’adolescenza è una fase di passaggio che richiede un periodo di assestamento sia per i ragazzi, diretti protagonisti di un cambiamento di tipo fisico e psicologico, sia per i genitori e gli adulti di riferimento che ruotano intorno ad essi.

L’adolescente a differenza del bambino vuole capire le cause dei fenomeni e dei comportamenti.
Mette costantemente alla prova tutti quei messaggi (regole, miti famigliari, abitudini, ideali…) che sono stati trasmessi dalla famiglia e dalla scuola per capire se sono veramente utili e se corrispondono ai propri bisogni.

È come se da piccoli ci venisse affidata una valigia che per tutta l’infanzia viene riempita dai nostri genitori e dagli insegnanti con tutto quello che può far parte di un percorso educativo. Il difficile sorge quando, arrivati all’adolescenza, prendiamo il contenuto di questa valigia e lo confrontiamo con ciò che propone la società, la scuola, il gruppo di amici e dobbiamo decidere da soli cosa e come rimettere queste cose in valigia.

In questo contesto, dal quale ogni persona adulta sana di mente vorrebbe fuggire, l’igienista dentale deve essere in grado di rendersi prima visibile e poi autorevole per costruire una relazione autentica.

Ho letto diversi libri sull’approccio all’adolescente, ma devo dire che non ho mai trovato le risposte che cercavo: tante nozioni teoriche e poche informazioni pratiche.
Inoltre spesso è difficile trasformare in “tattiche riproducibili” le nostre personali strategie di “avvicinamento” alle persone, soprattutto se lo si fa sull’onda di sensazioni e percezioni innate.

A volte le cose ci vengono bene, ma non sappiamo spiegarci il perché.

Detto questo, va sottolineato che è indispensabile avere piena consapevolezza della propria modalità comunicativa. L’ ABC della comunicazione efficace andrebbe assimilato come si impara ad utilizzare l’ablatore perché solo chi sa ascoltare attivamente, comunicare in maniera efficace e approcciare con empatia l’interlocutore, sarà in grado di costruire relazioni solide.

Così ho deciso di chiedere aiuto a Raffaele Tovazzi, filosofo esecutivo, che conosco dal 2017.
Raffaele mi ha mandato questo vocale (ve l’ho sbobinato):

Allora Denise innanzitutto tieni presente che quando hai a che fare con un adolescente hai a che fare con un alieno! Una creatura che vive in un altro pianeta rispetto a noi, un pianeta che però lui stesso non comprende. L’adolescente vive alterato dalla propria chimica ormonale. Il fatto che sia difficile non è un ostacolo di tipo individuale ma di tipo sociale.
Non è un nemico, è un paziente, ma l’operatore deve rendersi conto che deve mettersi in gioco ed essere pronto a ridiscutere ogni certezza perché non esistono logiche di pensiero.

Se fossi in te, manterrei un approccio tipo “filosofia esecutiva” ed applicherei questa tecnica che ho appreso da William Ury*, mio docente ad Harvard a cui un giorno ho chiesto “Ma come ca..o hai fatto tu a negoziare con terroristi, dittatori, con gente che ha ammazzato tantissime persone?”
E lui mi ha risposto “Se mi fossi concentrato sulle differenze tra me ed il dittatore che avevo davanti avrei ottenuto gli stessi risultati fallimentari ottenuti dai miei colleghi, quindi la prima cosa che facevo era cercare qualcosa in comune con il mio interlocutore.”

“COSA HO IN COMUNE CON TE?”
È questa la prima cosa da chiedersi quando si sta impostando qualsiasi negoziazione.
Trovare un punto in comune non significa necessariamente farlo diventare l’argomento di discussione, serve solo ad alterare la nostra percezione dell’interlocutore.

Per esempio nel tuo caso potresti pensare: anche io Denise mi sento un po’ una ribelle perché a modo mio ho cercato di portare una piccola rivoluzione nell’ambito dell’igiene orale, quindi sebbene io abbia esperienza e sia una professionista, sono in questo contesto un’adolescente.

“COSA MI PIACE DI TE?”
Questa è la seconda domanda da porsi.
È importante perché ci aiuta ad uscire dalla logica “io sono il buono e tu il cattivo” un approccio che farebbe prendere subito una brutta piega all’incontro e ci farebbe perdere la negoziazione.
Bisogna ricordare a noi stessi che c’è sempre qualcosa di buono nella persona che abbiamo davanti e quel qualcosa bisogna cercarlo, fosse anche apprezzare quella sicurezza o il modo da spaccone che il nostro paziente ha nei nostri confronti pur sapendo che siamo più grandi di lui.

Attenzione però! Queste domande non dobbiamo farcele quando abbiamo davanti il nostro interlocutore perché si rischia di andare in sequestro emozionale, la negoziazione va preparata prima dell’incontro, magari scritta.

Lo scopo di queste domande, che possono sembrare banali, non è di ottenere una particolare reazione da parte dell’interlocutore.
Preparando in anticipo la nostra reazione, cambiamo l’immagine e la percezione che abbiamo di noi stessi, di conseguenza cambierà l’immagine di noi anche negli occhi del nostro interlocutore.

Enjoy 😉

Dott.ssa Denise Calzolari – Igienista Dentale

( * William Ury, scrittore e consigliere nelle mediazioni dei conflitti in Medio Oriente, Balcani, ex Unione sovietica… ed altri contesti “caldi”)

Testi per approfondire l’argomento… adatti anche a genitori sull’orlo di una crisi di nervi:
“Insegnare agli adolescenti” Sara Ciacci
“Educare con la comunicazione non violenta” Marshall B. Rosenberg
“L’età dello tsunami. Come sopravvivere ad un figlio pre-adolescente” Alberto Pellai, Barbara Tamborini