“Dottore le gengive si sono abbassate ed ho dolore!”

La recessione gengivale è definita come la migrazione apicale del margine gengivale rispetto la giunzione smalto – cemento (CEJ) e questo comporta l’esposizione di una porzione radicolare all’interno dell’ambiente orale.

Tra le classificazioni maggiormente utilizzate per le recessioni troviamo sicuramente la classificazione di Miller che valuta la gravità della recessione in base all’estensione al di sotto o al di sopra della linea mucogengivale e la preservazione e il coinvolgimento e/o perdita della papilla interprossimale. Altre classificazione come quella di Cairo e collaboratori si basano invece sulla misura del livello di attacco clinico interdentale, sicuramente più utilizzata in relazioni ad interventi di chirurgia muco-gengivale, e meno come metodo diagnostico e/o valutativo della recessione stessa (1). 

Le recessioni non sono solamente un problema estetico per il paziente ma spesso possono creare un vero e proprio discomfort legato soprattutto a fenomeni di sensibilità  dentinale ed aumento del rischio di lesioni cariose.

Le possibili cause delle recessioni sono numerose; andiamo da scorrette e traumatiche manovre di igiene orale quotidiana, a fenomeni patologici come la malattia parodontale,  ancora la presenza di frenuli corti, la presenza di fattori traumatici come piercing e molto altro.

Sappiamo benissimo inoltre, che la presenza di biofilm è considerato un rischio clinico per la stabilità  del sito in esame che sia esso legato a fenomeni di infiammazione gengivale, o come nel caso specifico, sensibilità  o ancora demineralizzazioni legate alla produzioni di acidi.

Da sempre il management delle recessioni ha un ruolo chiave per esempio nella gestione del paziente parodontale in quanto un eccessivo accumulo di placca e di conseguenza uno stato infiammatorio, possono compromettere il corretto mantenimento del paziente nel tempo, e spesso la risoluzione del quadro clinico patologico ci può permettere di rimandare la chirurgia del sito.

Spesso la componente estetica, gioca anch’essa un ruolo chiave nel paziente con recessioni, ma sicuramente la richiesta maggiore a tutto il team odontoiatrico riguarda l’eliminazione della sintomatologia dolorosa nel sito con recessione associata a sensibilità  dentinale.

La sensibilità  dentale è una problematica molto diffusa nella popolazione soprattutto tra i 20 ed i 50 anni di età. Questo disturbo spesso sottostimato e sottovalutato, si manifesta generalmente con un dolore acuto ed improvviso ad uno o più elementi dentali. Le cause della sensibilità  da un punto di vista clinico possono essere riferite a diverse patologie o condizioni anatomiche come per esempio erosione, abrasione, abfraction e appunto recessione gengivale. È importantissimo intervenire precocemente in caso di episodi acuti di sensibilità , ma ancor prima prevenire l’avvento di tale patologia, spesso invalidante e sicuramente spiacevole per il nostro paziente.

Per gentile concessione del Dott. Alex Tieni

Ma la sensibilità  è l’unico problema dell’esposizione radicolare all’interno del cavo orale ? Come abbiamo detto poco fa, il rischio di lesioni cariose radicolare aumenta moltissimo nel paziente affetto da recessioni, e come può quindi l’igienista dentale intervenire ma sopratutto prevenire i diversi quadri patologici di questi pazienti ?

Sicuramente il primo compito del clinico è quello di istruire correttamente il paziente ad eseguire manovre di igiene orale mirate, non traumatiche e che siano personalizzate il più possibile in base alla compliance e alla manualità  del paziente. Ancora l’igienista può  modificare abitudini viziate, la dieta e proteggere la recessione  con prodotti che siano in grado di permanere sulla superficie radicolare ed apportare un beneficio e una remineralizzazione che si renda stabile nel tempo.

Per gentile concessione del Dott. Alex Tieni

Al fine di ottenere una corretta azione remineralizzante e protettiva della recessione esistono diversi prodotti in commercio, fra i quali spicca il Duraphat, una vernice con 22.600 ppm di Fluoro, più precisamente fluoruro di sodio. Questo prodotto, ormai ampiamente citato in letteratura e con una evidenza scientifica di supporto, è un prodotto professionale che crea una pellicola protettiva sulla superficie radicolare, con la caratteristica di rilasciare fluoro nelle ore successive l’applicazione (2). 

Per gentile concessione del Dott. Alex Tieni

Rispetto ad altri prodotti in commercio, l’applicazione di Duraphat, soprattutto in aree critiche dell’elemento dentale, permette una azione nel tempo, in quanto una volta indurito grazie all’azione della saliva, il prodotto resta adesso alla superficie, proteggendo la stessa anche da traumi esterni, come agenti acidi, ed azioni meccaniche traumatiche, permettendo la remineralizzazione di smalto o dentina. In caso di ipersensibilità dentinale si consigliano almeno 2 applicazioni ripetute a distanza di pochi giorni.

Ricordiamo, inoltre, che esistono numerose evidenze scientifiche a supporto della capacità di aiutare a prevenire la carie delle vernici fluorate; ad esempio, la review di Marinho et al. (3) ha messo in evidenza che le vernici fluorate sono in grado di ridurre del 37% l’avvento delle lesioni cariose nella dentizione primaria, e del 43% nella dentizione permanente.

Bibliografia

1 – Cairo F, Nieri M et all.The interproximal clinical attachment level to classify gingival recessions and predict root coverage outcomes: an explorative and reliability study. J Clin Periodontol. 2011;38:661–666. 

2 – Clark RE, et al. An open study of the Relative Efficacy of Duraphat vs. Extra Strength AIM in the Treatment of Dentinal Hypersensitivity (1992) J Clin Res; 71 (Spec Issue): 628

3 – Marinho VCC, Worthington HV, Walsh T, Clarkson JE. Fluoride varnishes for preventing dental caries in children and adolescents. Cochrane Database of Systematic reviews 7 (2013), Art No. CD002279 .