Il principale motivo che mi ha spinta a sviluppare la tesi in parodontologia è che questa branca dell’odontoiatria mi ha sempre affascinata, sin dal primo anno di università. Credo che sia di fondamentale importanza non porre l’attenzione solo sul dente come singola entità, ma anche sui tessuti molli e curare il paziente a 360 gradi. 

Ho voluto condividere con tutti voi un anno di grande lavoro e sacrifici per potervi trasmettere l’importanza della  letteratura scientifica, base dalla quale dobbiamo partire. 

Lo scopo della seguente revisione è quello di porre a confronto i risultati di vari protocolli di terapia parodontale non chirurgica riportati in letteratura ed estrapolarne dati sull’efficacia degli stessi in funzione di diversi aspetti: clinico, microbiologico, relativo al paziente e al terapeuta.

 

INTRODUZIONE
Tutti sappiamo che la  malattia parodontale è caratterizzata dalla progressiva distruzione dell’apparato di supporto del dente. Le sue caratteristiche principali includono la perdita del supporto parodontale, la presenza di tasche parodontali e il sanguinamento al sondaggio. Tale malattia costituisce un grave problema di salute pubblica a causa della sua elevata prevalenza.

La terapia parodontale, innanzitutto, è finalizzata a guidare il cambiamento del comportamento del paziente, motivandolo a intraprendere con successo la rimozione del biofilm dentale sopragengivale, quindi, al controllo dei fattori di rischio. In secondo luogo è finalizzata alla rimozione professionale del biofilm e del tartaro sottogengivale. La scelta del protocollo più adatto parte da una corretta diagnosi che deve fondarsi su un’attenta analisi di dati clinici, radiografici e anamnestici. Diversi approcci di terapia parodontale non chirurgica si sono susseguiti nel corso degli anni:  

  • Il trattamento tradizionale consiste nella levigatura radicolare suddivisa per quadranti o sestanti in una serie di appuntamenti. Viene eseguita contestualmente istruzione e motivazione all’igiene orale domiciliare (Badersten et al. 1981,1984)1

  • A ogni modo, ulteriori protocolli diversi di trattamento sono stati proposti in letteratura come alternativa. Al fine di prevenire la reinfezione dei siti trattati da parte delle tasche non trattate residue, Quirynen nel 19952 ha sostenuto il beneficio di eseguire la strumentazione dell’intera dentizione entro un intervallo di tempo di 24 ore, questa definita come Full Mouth Scaling and Root Planing (FM-SRP). I ricercatori hanno anche considerato il rischio di reinfezione da altre nicchie intraorali (lingua e tonsille) e hanno aggiunto un regime antimicrobico esteso con CHX. Da qui nasce la Full Mouth Disinfection (FMD).

 

A seguito della rivalutazione, se gli endpoint della terapia (FMPS ≤ 10%, FMBS ≤ 10%, PPD ≤ 4 mm)3 non sono stati raggiunti, si deve considerare il terzo passaggio ovvero la ristrumentazione delle tasche residue o la chirurgia. Diversamente se il trattamento ha avuto successo i pazienti vengono inseriti nella terapia parodontale di supporto (SPT) finalizzata al mantenimento della stabilità parodontale. 

 

MATERIALI E METODI
Tutte le procedure di ricerca, estrazione dei dati e analisi degli studi sono state eseguite attraverso i motori di ricerca come PubMed e Cochrane Library, dalla letteratura classica alla più attuale.  Infine, in base a determinati criteri di inclusione,  sono stati considerati nello studio 30 articoli.

Come usare PubMed? Ne abbiamo parlato qui.

RISULTATI
Per quanto riguarda i risultati clinici, sono state pubblicate numerose revisioni sistematiche riguardanti l’efficacia della terapia parodontale meccanica non chirurgica. Esiste un consenso tra queste che la strumentazione della tasca associata ad adeguate misure di controllo della placca sopragengivale sia una modalità di trattamento efficace nel ridurre la profondità di tasca al sondaggio e nel migliorare il livello di attacco clinico e che non ci sia una grande differenza nell’efficacia della strumentazione manuale o ultrasonica.

Diversi studi clinici randomizzati, hanno rilevato sottili differenze statisticamente significative a favore della disinfezione totale della bocca rispetto all’approccio scaling and root planing a quadranti. 

Anche per i risultati relativi al sanguinamento al sondaggio a seguito dei trattamenti, la letteratura conclude che non esiste una sostanziale differenza tra i vari trattamenti. 

Diversamente sono stati riportati cambiamenti microbiologici favorevoli a seguito della disinfezione totale della bocca in relazione alle diminuzioni della quantità totale di organismi mobili e spirochete, al numero totale di batteri anaerobi facoltativi o obbligati e ai batteri pigmentanti di nero.  Altri studi controllo randomizzati invece non riportano differenze statisticamente significative nella conta dei batteri parodontopatogeni a seguito dei differenti trattamenti.

Diverse revisioni affermano che odontoiatri, igienisti dentali e assistenti alla poltrona, nel corso della professione, sviluppano differenti disturbi quali lombalgia cronica, perenne tensione del collo, mialgia del trapezio o sindrome del tunnel carpale. Infatti in uno studio svolto nel 20174 è stata evidenziata un’elevata prevalenza di problemi-muscoloscheletrici negli odontoiatri indipendentemente dall’approccio scelto anche se strumentare per 2 ore consecutive non è poi sempre così piacevole. 

Risulta anche importante valutare l’efficacia dei trattamenti in termini di tempo di esecuzione e organizzazione nello studio odontoiatrico. Gli studi analizzati concludono che il tempo di esecuzione della terapia non chirurgica attraverso il trattamento convenzionale risulta maggiore rispetto al trattamento intensivo perché il paziente si presenta a quattro appuntamenti a cadenza settimanale.

I fattori da considerare per la selezione del trattamento riguardano anche il paziente: tempo, dolore, recupero, percezione, limitazione funzionale, fattori psicologici, fattori socio-economici. I pazienti solitamente preferiscono il trattamento intensivo (FMD) anche se esso, secondo vari autori quali Tonetti5 e Graziani6, è associato a manifestazioni infiammatorie sistemiche quali febbre e mialgia.

 

CONCLUSIONI
La letteratura scientifica sostiene che esiste una sostanziale equivalenza fra i diversi approcci di terapia parodontale non chirurgica, dal punto di vista clinico, microbiologico, relativo al paziente e al terapeuta.

Si evidenzia, quindi, come la scelta dell’una o dell’altra debba essere guidata non da una presunta superiorità dei risultati clinici quanto da considerazioni legate alla modalità e logistica della terapia, all’invasività della stessa in rapporto alla salute sistemica del paziente, nonché, all’ impatto psicologico e al rapporto costo-efficacia.

Nonostante ciò, il presupposto iniziale per far si che si possano ottenere risultati clinici positivi con differenti procedure terapeutiche è che venga osservato un regolare e corretto controllo di placca batterica da parte del paziente. Quindi l’igiene orale domiciliare deve essere puntuale, personalizzata e, soprattutto, monitorata.

Dott.ssa Marzia Boifava – Igienista Dentale

Abbiamo parlato di compliance del paziente parodontale qui. Per sapere cosa dice la letteratura sugli strumenti interprossimali più efficaci cliccate qui.

 

Bibliografia

  1. Badersten A., Nilveus R., Egelberg J. Effect of nonsurgical periodontal therapy I. Moderately advanced periodontitis (1981) II. Severely advanced periodontitis (1984) Journal of Clinical Periodontology.
  2. Quirynen, M., Bollen, C.M., Vandekerckhove, B.N. et al. Full- vs. Partial-mouth disinfection in the treatment of periodontal infections: short-term clinical and microbiological observations. Journal of Clinical Periodontology, 1995.
  3. Lang N., Niklaus M.P. Periodontal health . Journal of Clinical Periodontology, 2017.
  4. Nataša Pejčić , Vanja Petrović , Dejan Marković , Biljana Miličić , Ivana Ilić Dimitrijević , Neda Perunović , Saša Čakić Assessment of Risk Factors and Preventive Measures and Their Relations to Work-Related Musculoskeletal Pain Among Dentists. Work, 2017.
  5. Tonetti M.S., D’Aiuto F., Nibali L., Donald A., Storry C., Parkar M., Suvan J., Hingorani A.D., Vallance P., Deanfield J. Treatment of Periodontitis and Endothelial Function. The New England Journal of Medicine, 2007.
  6. Graziani F., Cei S., Orlandi M., Gennai S., Gabriele M, Filice N., Nisi M., D’Aiuto F. Acute‐phase response following full‐mouth versus quadrant non‐surgical periodontal treatment: A randomized clinical trial. Journal of Clinical Periodontology 2015.
Nata a Brescia il 22 luglio 1996. Nel 2017 ha iniziato il percorso universitario presso l’Università Vita-Salute San Raffaele dove ha conseguito la Laurea con lode il 4 novembre 2020. L’università ha cambiato in modo positivo il suo modo di essere: è diventata intraprendente, determinata, sicura di se stessa e con una volontà infinita di imparare giorno dopo giorno. Ama la sua professione. Lavora a tempo pieno presso lo studio odontoiatrico del Dott. Marzio Todisco di Desenzano del Garda. Ha in progetto di conseguire un master sulla terapia parodontale non chirurgica.
Ha da poco una pagina Instagram dedicata alla professione @beyoursmile_